Perché avvengono le tragedie ambientali?

Fin da piccoli, ci viene insegnato attraverso la storia che lungo i fiumi si sono sviluppate grandi civiltà, che senza essi non sarebbero nate, perché forniscono acqua e fertilizzano i suoli. I recenti eventi drammatici che hanno coinvolto l’Italia, in particolare la strage di Casteldaccia, mettono inevidenza anche la loro natura assassina se non ci si prende cura di essi e non li si rispetta.

I fiumi sono dei sistemi naturali, che contribuiscono e fanno parte del ciclo idrologico. Infatti l’acqua che evapora dai mari e dai grandi specchi d’acqua continentali forma la pioggia che, incanalandosi lungo un bacino idrografico, crea il corso d’acqua. I fiumi nascono dall’equilibrio di due fattori, le precipitazioni meteorologiche e l’infiltrazione, poiché non tutta l’acqua che precipita contribuisce ad alimentare i fiumi, ma un’aliquota va ad alimentare le falde acquifere.

L’acqua per infiltrarsi ha bisogno di rocce permeabili, come le calcareniti e le sabbie mentre, dove vi è un terreno poco permeabile, come le argille, l’acqua tende a ruscellare. Anche la cementificazione selvaggia contribuisce fortemente a far diminuire quell’aliquota d’acqua che si infiltra e che quindi va a contribuire nell’aumentare la quantità d’acqua che va nei fiumi.

Nelle zone dove sono presenti catene montuose vicino la costa, come in Sicilia, si formano corsi d’acqua brevi con forme rettilinee e alimentati da un regime torrentizio. Tali corsi d’acqua non riescono a dissipare l’energia che accumulano lungo il loro tragitto. Per questo motivo, quando le acque arrivano alla foce o lungo la piccola piana alluvionale, tendono a straripare, come è successoal fiume Milicia, a Casteldaccia.

Un’altra causa che contribuisce a creare questi straripamenti è l’incuria che è presente lungo i fiumi. Infatti, se non vengono puliti, si possono creare degli sbarramenti, che quando cedono possono scaricare una quantità d’acqua tale da non riuscire a rimanere confinata lungo il letto ordinario del fiume, ma invadono la piana alluvionale.

Le istituzioni, per salvaguardare l’incolumità pubblica, negli anni hanno emanato diverse leggi e strumenti che regolano e vincolano le aree fluviali, come la legge 8 agosto 1985, n. 431, conosciuta come legge Galasso, che pone la totale inedificabilità fino ad una distanza di 150 m dalle sponde del fiume lungo tutto il suo corso.
Un altro strumento emanato dalle istituzioni è il PAI, Piano per l’Assetto Idrogeologico, nato dopo i fatti disastrosi di Sarno nel 1998, dove sono state cartografate tutte le aree a rischio idrogeologico in Italia. Il PAI dispone di cartografie dove vengono messe in evidenza le aree con una certa pericolosità e il grado di pericolosità associata ad esso, e di una cartografia del rischio che associa la pericolosità ambientale alla presenza di beni e vite da tutelare.

I fiumi sono dei sistemi naturali meravigliosi, fondamentali per la vita dell’uomo, che fanno parte di un equilibrio fragile e per questo vanno tutelati, ma che possono diventare pericolosi quando non li si conosce e si cementifica ed edifica con incoscienza e senza rispetto.

Gandolfo Taravella

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